sottofondo: Pink Floyd - Echoes
Toccai il fondo proprio quando non seppi più dove e come guardare. Mentre cercavo avantindietrosinistraniente...nessun risultato. Ma da qui, proprio sembrava impossibile.
Di nuovo in un nuovo giro, lasciavo ormai tracce che ripercorrevano tracce. Sembrava tutto così soffice dopo esserci passati quante non so.. 15? 100 volte? Avevo probabilmente tracciato mille mandala e millemila arabeschi in una folle e forse pacchiana cupa decorazione. Ormai avevo dato tutta me stessa e proprio non riuscivo a trovarla. Disperazione, poi riprendi ancora. Ripeti.
E' grande, il fondo.
La cosa mi era sfuggita di mano un pò di tempo prima.. sapete, quei momenti di maretta, i momenti di turbolenza-segue-agitazione in un flusso non costante che rende impossibile capire se aprirsi un pò di più o serrarsi fortissimo ed attenderne il passaggio. Difficile sul serio. Soprattutto se il tutto accade così velocemente in un tempo eccezionalmente dilatato. Apri, chiudi, apri.. In pratica una vita ad intermittenza, umide decorazioni natalizie su di un albero mai smontato. Fu in uno di quei momenti, dicevo, che la persi. Si allontanò piano, mentre cercavo di seguirla e non capivo cosa stesse succedendo. Fu un attimo, ondeggiamenti prima, poi una spinta improvvisa e non era più con me. Quel suo bagliore fu l'ultima cosa che vidi prima che ogni riflesso venisse assorbito da una notte vergognosamente blu.
Rimasi in silenzio per ore, giorni, non potevo far altro che aspettare. Non potevo ancora muovermi. Troppo debole e disorientata.
Quando mi resi conto che la tempesta era passata, recuperate un pò le forze e ripescato un barlume di lucidità, iniziai a girare. Sfruttavo ogni possibile corrente, ogni flusso, ogni pensiero e istinto. Strisciavo, mi trascinavo a volte. Ma proseguivo, imperterrita.
Girai mari e monti per così dire, mi affacciai su abissi inesplorati profondichenonsivedenulla ma ugualmente senza paura scandagliai ogni possibile paesaggio che a quel punto cominciava a somigliarsi e confondermi.
Disperazione, poi riprendi ancora. Ripeti.
Avrei potuto cercare-inseguire-setacciare per sempre, oppure pensare di farmi ritrovare in qualche modo. Così iniziai. Evoluzioni come queste non le avevo mai immaginate. Lavorai sodo, portando tutto quello che avevo intorno ad un livello più alto. Come un gatto si porta nel punto più alto di casa ad osservare, così decisi io di sopraelevare il mondo, capii che avrei potuto sfruttare quei moti che sembravano perpetui a mio favore, per rivederla. Ripresi fiato, ma continuai allo stremo perchè tutto avvenisse come lo immaginavo. No.. Io lo vedevo.
Avevo affidato la cosa al caso? Possibile. Ma l'istinto a volte vaga oltre la coincidenza e volutamente ignora il caso.
Il fondo è enorme, dicevo. Ma fu fondamentale. Toccare quella superficie nuova, percepirne le sfumature, muovermi cieca tastando ogni particella anche sospesa. Imparavo. Costruivo.
Aperta. Grandi respiri. Ora intorno si è fatto tutto azzurro, nessuna paura per le correnti, lontana com'ero dal torbido fondo. La sabbia era diventata mia alleata, casa amica e famiglia.
Grazie a lei, al suo letto soffice ed al mio modo di rifarlo, tra le curve lisce ed i tracciati a perdita d'occhio il mio desiderio si avverò.
Rotolando piano, spinta in ogni direzione, quella mia piccolissima Perla tornò a me, in me.
Avevo tanto da darle, volevo renderla la più bella e lucente del mare. Si sarebbero dovuti inchinare perfino i cavallucci marini.
Socchiusa. Respiri lenti, lunghissimi. Rispetto per il silenzio, la culla sarà il mare, la casa la conchiglia.
Ti abbraccio, sono completa.
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mercoledì, marzo 06, 2019
mercoledì, febbraio 20, 2019
Due Unità
Sottofondo: Nine Inch Nails - All that could have been.

La incontrai per caso in un pomeriggio assolato di Gennaio, su di una strada del centro non molto frequentata, tipico di lei.
Percorrevo il viale alberato sovrappensiero come sempre. All'epoca guidavo un furgone per lavoro, uno di quei mezzi scomodi ed abbastanza rumorosi da non permettermi altro che evadere col pensiero. Il riabituarsi a dei ritmi lontani nel tempo, vivere una realtà diversa dopo le vicissitudini che hanno in qualche modo cambiato il corso dei tuoi eventi, cercare dettagli fuori dal finestrino che possano legarti a qualcosa, porgerti una diversa ed inaspettata possibilità. Una vita abbastanza sovrappensiero direi.
Però la vidi.
Notai quel suo passo leggero ed incerto al contempo, quell'andatura velocissima e felina, come se un fondista percorresse la passerella di una sfilata, e decisi che quel pomeriggio sarebbe stato migliore se avessimo percorso un pò di strada insieme.
Per evitarmi le solite figure, rallentai il furgone e solo quando fui sicuro e le fui quasi di fianco, tirai giù il finestrino ed urlai volutamente quello che credo sia uno dei meno simpatici approcci di sempre: "ehi ciao ti occorre un passaggio?", che mi ha sempre suggerito l'immagine di un serial killer all'ora della merenda. Con un furgone poi.
Come riflesso di chi è assuefatto a certe cose, come ogni donna quotidianamente sarà preparata a fare, si girò appena senza davvero guardare ed alzò la mano sinistra in cenno di 'no di certo, grazie'. Mentre sorridevo, la sua mano alzata così bianca e filiforme in controluce mi sembrò quasi un'anemone di mare che si stagliava dalla manica di quel suo cappottino stretto nero come da un fondale scuro ma vivacissimo.
- proprio sicura?
Si girò finalmente, forse pronta a declinare l'invito in maniera più decisa, ma la sua espressione cambiò improvvisamente ed il suo viso si illuminò in un sorriso che condividevo e mi riempì il cuore, oltre a confermare uno strano stato di agitazione che mi capitava ultimamente ogni volta che mi trovavo con lei. Avevo notato in me questa specie di imbarazzo infantile, quella sensazione che ti fa vagliare ogni parola per la paura che sia inopportuna. Essere se stessi attraverso il filtro Ludwig, più a fuoco, più contrasto, più nitidezza e presenza. Perchè lo facciamo? Siamo l'animale Alpha a caccia? Siamo a teatro e dobbiamo emozionare? Forse siamo entità non troppo complesse che hanno davvero il bisogno di essere comprese, accettate, completate.
Ripartii lentamente, probabilmente perchè non riuscivo a non guardarla, forse anche incredulo dell'incontro fortuito e felice di averla a bordo.
- Stai andando a casa?
- Si tornavo a casa.. tu? lavoro?
- In realta per oggi ho finito, purtroppo dovrò aiutare mia sorella per il trasloco, sono ancora sul furgone per questo.
- ah, non ti invidio proprio pensa - disse ridendo
- Mi invidierai ancora meno se aggiungo che si trasferisce in un paesino sperduto a nord di Roma, devo andare lì.
- Cavolo proprio una simpatica giornata! no io invece arriverò a casa, farò due coccole a cane e gatti, metterò una tuta e mi preparerò un the.
Ecco il the era una delle sue peculiarità, uno dei tratti distintivi quanto lo era il suo colore di capelli o l'odore della sua pelle. L'avevo conosciuta un bel pò di tempo prima, probabilmente ne avrà avuta una tazza in mano e ricordo di aver pensato che questa tipa così pacata e dolce assumenva in realtà molta più teina dell'intero fabbisogno mensile di un qualsiasi inglese del Kent, figuriamoci rispetto ad un semplice caffeinomane come me. E tra animali notturni, divoratori insonni, probabilmente ci si riconosce.
Continuai a guidare verso casa sua che sfortunatamente era abbastanza vicina, scambiammo altre chiacchiere che potevano servirmi come viatico per la lunga e faticosa giornata, una spensieratezza che poteva solamente alleggerire i chilometri che mi separavano da Roma.
Non so dire come successe esattamente, se arrivai a supplicarla o se bastò la vaga idea di fermarsi da Ikea, ricordo però distintamente che una mezz'oretta più tardi eravamo ancora in viaggio a parlare e scherzare, alla volta della mia onerosa destinazione.
Fu probabilmente l'happening di due unità, l'integrazione di due solitudini. Parlammo di tutto, ne avevamo il bisogno, avevamo bisogno di comunicarci aprirci scambiare e distrarci, ci prendemmo in giro perchè dovevamo conoscerci ancora ed ancora, ci confrontammo per capire certi segnali che evidentemente stavamo cercando. Due timidezze sul ring, l'incontro iniziato con una danza di studio dell'altro, per cercare di non abbassare la guardia troppo presto oppure attaccare senza aver rispettato i tempi dell'onorevole avversario.
Con una pazienza ineguale, una calma inespressa, affiancò la mia persona tutto il giorno fino a sera, nei mille e mille imprevisti ed ansie che solamente un trasloco "alla mia sorella" poteva creare, accompagnando ogni azione con quel suo sorriso lucido ed intenso tanto da farti venir voglia di fermare tutto e godersi una complicità nuova, inaspettata, fatale.
Con questi pensieri caricai la schiena, spostai mobili, guidai, parcheggiai e guidai nuovamente, affrontai in famiglia discorsi tecnici che forse non mi interessavano, ma quella leggerezza e quel sorriso interno non accennavano a scemare.
Arrivò il momento di congedarsi dallo stress, arrivò il momento in cui, a furgone carico, si poteva intravedere la luce alla fine dei lavori forzati. Eravamo stanchi, provati, avevamo fatto il pieno di parole ed azioni altrui ma era finalmente giunto il momento di dedicarsi un altro pò a noi.
Due pipistrelli si inseguivano tra le fronde dei pochi alberi di quel borgo residenziale, le poche e deboli luci illuminavano a malapena il piazzale del parcheggio. Ebbi il tempo di valutare quel nuovo cambiamento di vita di mia sorella, che mi parve assurdo. Però i pipistrelli continuavano a volteggiare ed inseguirsi, non era tutto poi così assurdo. Possiamo passare una vita a cercare di prendere quel che vogliamo o desideriamo, a volte ce ne facciamo una vaga idea e più raramente lo raggiungiamo, però magari in maniera casuale e senza alcuna aspettativa. Altro assurdo, volere non era potere? Evidentemente la bellezza sta proprio nell'inaspettato, l'emozione risiede nella sorpresa, nel mistero.
Il mezzo era fermo e spento al cancello, attendevo l'ok per partire con gli ultimi oggetti.
Ci guardammo ancora come fosse la prima volta, poi avvicinò la sua bocca alla mia e ci baciammo. Inutile provi a descrivere oltre.
Credo sia stato un attimo di eternità, perchè era quello che avevo desiderato per tanto tempo, era quello che non avevo avuto il coraggio di fare da altrettanto tanto tempo, come spesso mi capitava quando avevo una preoccupante inclinazione verso una ragazza. Bloccato in un photo-finish, colto sul fatto e rapito nel giro di qualche secondo.
Poi ci staccammo, lo sguardo mio incredulo ed il suo quasi beffardo, e mi prese un pò in giro perchè ci rendemmo conto, non fosse stato per la sua intraprendenza forse ci saremmo cercati in un loop infinito.
Mentre inseguivo ogni movimento delle sue pupille nocciola, mi entusiasmavo per ogni riflesso che poteva sembrare una lucida lacrima, mentre cadevo inesorabilmente per perdermi in lei, mentre ogni odore di professionalità scompariva da quell'abitacolo freddo e spoglio, mentre guardavo i suoi capelli tra le mie dita, mi chiese cosa pensavo di questo avvenimento, chiese risposte sincere perchè non si vive di sole favole, e tutti sappiamo quanto possa far male illudersi che qualcosa di vero e così bello sia avvenuto per poi rivelarsi un fuoco fatuo, la casualità ed il bisogno a banchetto, nell'attesa di deridere gli astanti appena finita la portata principale. Chiese il significato, i trascorsi, chiese sincerità e protezione mentre mi porgeva i cristalli del suo cuore.
Ecco, fa attenzione, così, piano.
Mi ero trovato talmente preso che quel giorno non avevo fumato neanche una sigaretta.
Non credo pensai molto alle risposte che sentivo fluire nelle parole: erano li, tuffatrici sul bordo, evoluzioni studiate e ripetute nel tempo perchè appassionanti, emozionanti.
Le risposi che si, questa era una cosa vera, la cosa che volevo da tempo ma non avevo ancora metabolizzato: desideravo davvero stare con lei.
E giurai a lei prima, poi a me stesso, che avrei trattato quella creatura con tutta l'attenzione e l'amore di cui mi ritenevo capace. Ed il cielo mi è testimone, avrei fatto e farei di tutto pur di starle accanto e dirle sempre quanto significa per me.
Se dovessi incontrarla di nuovo, come allora, in strada, riconoscendone il passo sfuggente.

La incontrai per caso in un pomeriggio assolato di Gennaio, su di una strada del centro non molto frequentata, tipico di lei.
Percorrevo il viale alberato sovrappensiero come sempre. All'epoca guidavo un furgone per lavoro, uno di quei mezzi scomodi ed abbastanza rumorosi da non permettermi altro che evadere col pensiero. Il riabituarsi a dei ritmi lontani nel tempo, vivere una realtà diversa dopo le vicissitudini che hanno in qualche modo cambiato il corso dei tuoi eventi, cercare dettagli fuori dal finestrino che possano legarti a qualcosa, porgerti una diversa ed inaspettata possibilità. Una vita abbastanza sovrappensiero direi.
Però la vidi.
Notai quel suo passo leggero ed incerto al contempo, quell'andatura velocissima e felina, come se un fondista percorresse la passerella di una sfilata, e decisi che quel pomeriggio sarebbe stato migliore se avessimo percorso un pò di strada insieme.
Per evitarmi le solite figure, rallentai il furgone e solo quando fui sicuro e le fui quasi di fianco, tirai giù il finestrino ed urlai volutamente quello che credo sia uno dei meno simpatici approcci di sempre: "ehi ciao ti occorre un passaggio?", che mi ha sempre suggerito l'immagine di un serial killer all'ora della merenda. Con un furgone poi.
Come riflesso di chi è assuefatto a certe cose, come ogni donna quotidianamente sarà preparata a fare, si girò appena senza davvero guardare ed alzò la mano sinistra in cenno di 'no di certo, grazie'. Mentre sorridevo, la sua mano alzata così bianca e filiforme in controluce mi sembrò quasi un'anemone di mare che si stagliava dalla manica di quel suo cappottino stretto nero come da un fondale scuro ma vivacissimo.
- proprio sicura?
Si girò finalmente, forse pronta a declinare l'invito in maniera più decisa, ma la sua espressione cambiò improvvisamente ed il suo viso si illuminò in un sorriso che condividevo e mi riempì il cuore, oltre a confermare uno strano stato di agitazione che mi capitava ultimamente ogni volta che mi trovavo con lei. Avevo notato in me questa specie di imbarazzo infantile, quella sensazione che ti fa vagliare ogni parola per la paura che sia inopportuna. Essere se stessi attraverso il filtro Ludwig, più a fuoco, più contrasto, più nitidezza e presenza. Perchè lo facciamo? Siamo l'animale Alpha a caccia? Siamo a teatro e dobbiamo emozionare? Forse siamo entità non troppo complesse che hanno davvero il bisogno di essere comprese, accettate, completate.
Ripartii lentamente, probabilmente perchè non riuscivo a non guardarla, forse anche incredulo dell'incontro fortuito e felice di averla a bordo.
- Stai andando a casa?
- Si tornavo a casa.. tu? lavoro?
- In realta per oggi ho finito, purtroppo dovrò aiutare mia sorella per il trasloco, sono ancora sul furgone per questo.
- ah, non ti invidio proprio pensa - disse ridendo
- Mi invidierai ancora meno se aggiungo che si trasferisce in un paesino sperduto a nord di Roma, devo andare lì.
- Cavolo proprio una simpatica giornata! no io invece arriverò a casa, farò due coccole a cane e gatti, metterò una tuta e mi preparerò un the.
Ecco il the era una delle sue peculiarità, uno dei tratti distintivi quanto lo era il suo colore di capelli o l'odore della sua pelle. L'avevo conosciuta un bel pò di tempo prima, probabilmente ne avrà avuta una tazza in mano e ricordo di aver pensato che questa tipa così pacata e dolce assumenva in realtà molta più teina dell'intero fabbisogno mensile di un qualsiasi inglese del Kent, figuriamoci rispetto ad un semplice caffeinomane come me. E tra animali notturni, divoratori insonni, probabilmente ci si riconosce.
Continuai a guidare verso casa sua che sfortunatamente era abbastanza vicina, scambiammo altre chiacchiere che potevano servirmi come viatico per la lunga e faticosa giornata, una spensieratezza che poteva solamente alleggerire i chilometri che mi separavano da Roma.
Non so dire come successe esattamente, se arrivai a supplicarla o se bastò la vaga idea di fermarsi da Ikea, ricordo però distintamente che una mezz'oretta più tardi eravamo ancora in viaggio a parlare e scherzare, alla volta della mia onerosa destinazione.
Fu probabilmente l'happening di due unità, l'integrazione di due solitudini. Parlammo di tutto, ne avevamo il bisogno, avevamo bisogno di comunicarci aprirci scambiare e distrarci, ci prendemmo in giro perchè dovevamo conoscerci ancora ed ancora, ci confrontammo per capire certi segnali che evidentemente stavamo cercando. Due timidezze sul ring, l'incontro iniziato con una danza di studio dell'altro, per cercare di non abbassare la guardia troppo presto oppure attaccare senza aver rispettato i tempi dell'onorevole avversario.
Con una pazienza ineguale, una calma inespressa, affiancò la mia persona tutto il giorno fino a sera, nei mille e mille imprevisti ed ansie che solamente un trasloco "alla mia sorella" poteva creare, accompagnando ogni azione con quel suo sorriso lucido ed intenso tanto da farti venir voglia di fermare tutto e godersi una complicità nuova, inaspettata, fatale.
Con questi pensieri caricai la schiena, spostai mobili, guidai, parcheggiai e guidai nuovamente, affrontai in famiglia discorsi tecnici che forse non mi interessavano, ma quella leggerezza e quel sorriso interno non accennavano a scemare.
Arrivò il momento di congedarsi dallo stress, arrivò il momento in cui, a furgone carico, si poteva intravedere la luce alla fine dei lavori forzati. Eravamo stanchi, provati, avevamo fatto il pieno di parole ed azioni altrui ma era finalmente giunto il momento di dedicarsi un altro pò a noi.
Due pipistrelli si inseguivano tra le fronde dei pochi alberi di quel borgo residenziale, le poche e deboli luci illuminavano a malapena il piazzale del parcheggio. Ebbi il tempo di valutare quel nuovo cambiamento di vita di mia sorella, che mi parve assurdo. Però i pipistrelli continuavano a volteggiare ed inseguirsi, non era tutto poi così assurdo. Possiamo passare una vita a cercare di prendere quel che vogliamo o desideriamo, a volte ce ne facciamo una vaga idea e più raramente lo raggiungiamo, però magari in maniera casuale e senza alcuna aspettativa. Altro assurdo, volere non era potere? Evidentemente la bellezza sta proprio nell'inaspettato, l'emozione risiede nella sorpresa, nel mistero.
Il mezzo era fermo e spento al cancello, attendevo l'ok per partire con gli ultimi oggetti.
Ci guardammo ancora come fosse la prima volta, poi avvicinò la sua bocca alla mia e ci baciammo. Inutile provi a descrivere oltre.
Credo sia stato un attimo di eternità, perchè era quello che avevo desiderato per tanto tempo, era quello che non avevo avuto il coraggio di fare da altrettanto tanto tempo, come spesso mi capitava quando avevo una preoccupante inclinazione verso una ragazza. Bloccato in un photo-finish, colto sul fatto e rapito nel giro di qualche secondo.
Poi ci staccammo, lo sguardo mio incredulo ed il suo quasi beffardo, e mi prese un pò in giro perchè ci rendemmo conto, non fosse stato per la sua intraprendenza forse ci saremmo cercati in un loop infinito.
Mentre inseguivo ogni movimento delle sue pupille nocciola, mi entusiasmavo per ogni riflesso che poteva sembrare una lucida lacrima, mentre cadevo inesorabilmente per perdermi in lei, mentre ogni odore di professionalità scompariva da quell'abitacolo freddo e spoglio, mentre guardavo i suoi capelli tra le mie dita, mi chiese cosa pensavo di questo avvenimento, chiese risposte sincere perchè non si vive di sole favole, e tutti sappiamo quanto possa far male illudersi che qualcosa di vero e così bello sia avvenuto per poi rivelarsi un fuoco fatuo, la casualità ed il bisogno a banchetto, nell'attesa di deridere gli astanti appena finita la portata principale. Chiese il significato, i trascorsi, chiese sincerità e protezione mentre mi porgeva i cristalli del suo cuore.
Ecco, fa attenzione, così, piano.
Mi ero trovato talmente preso che quel giorno non avevo fumato neanche una sigaretta.
Non credo pensai molto alle risposte che sentivo fluire nelle parole: erano li, tuffatrici sul bordo, evoluzioni studiate e ripetute nel tempo perchè appassionanti, emozionanti.
Le risposi che si, questa era una cosa vera, la cosa che volevo da tempo ma non avevo ancora metabolizzato: desideravo davvero stare con lei.
E giurai a lei prima, poi a me stesso, che avrei trattato quella creatura con tutta l'attenzione e l'amore di cui mi ritenevo capace. Ed il cielo mi è testimone, avrei fatto e farei di tutto pur di starle accanto e dirle sempre quanto significa per me.
Se dovessi incontrarla di nuovo, come allora, in strada, riconoscendone il passo sfuggente.
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giovedì, febbraio 27, 2014
(21/02) 2014 l'anno del compasso
Contatto.

Vi dirò com' è andata.
Mentre capite che un grandangolo può suggerire alla mente un esploso enorme rispetto al misero teatro che avete davanti, vi rendete contemporaneamente conto del fatto che anche questo spettacolo sarà una enorme bolla televisiva. Una voce fuori ha già iniziato a ripetere "signori solo altri due minuti signori prego seduti" troppe volte, il volteggio degli abiti estremi - a volte terribili a volte solo naive, e l'invasione delle tette puntute ingioiellate truccate, come negli anni gloriosi in cui -forse- questo Ariston aveva una gloria.
Teste mature su corpi non loro, urlano oppure scattano, immagine immagine immagine "forse meglio se mi metto che dietro si legge POLTRONISSIME".
Eccolo, minuto, il direttore del circo. applaudono il suo medio saluto, i suoi medi auguri, le sue medie didascaliche osservazioni. cronaca di una morte annunciata.
Noioso, perbenista, lento, retorico, ti seguono i degenti d'ospedale cercando di capire se vali un vello come quello che ti è stato pagato.
Siete ora privi di qualsiasi riferimento. il varietà offre un menù da Domenica In condensato in meno ore, è stato decongelato un mago illusionista dicono, poi canta qualcuno ah si è il figlio noiosissimo di un padre noiosissimo che ha scritto una litanìa che la dovete riascoltare perchè la scuola genovese e mia madre si innamorò ed io ve la rifaccio che se commuovo vinco.
Fiumi di parole incrociate, la scaletta viaggia serrata e una donna in galleria urla "300 euro per non vedere nienteeeeeee" e dal palco una risposta a caso. non preoccupatevi. avete già sentito che i tentati suicidi sono stati passati durante la serata d'apertura. avete evitato con questa furbata della semifinale anche l'ospite politico. sapete già che questo spettacolo si fa carico morale della situazione in cui verte il paese intero e lo si vede benissimo dalla mancanza di fiori nella scenografia. avete appreso in 1,274 secondi che un cantante di un gruppo degli anni '70 è scomparso pochi istanti prima in un incidente stradale ma adesso pubblicità.
La valletta è meno bella di quelle oche strapagate che non sanno parlare questa si che fa ridere mentre decide da dove entrare e cambia d'abito e sviluppa le gag che porco mondo come fa ridere. Avrete anche il momento dello scandalo, sacrilegio un cantautore tra i big ha infranto le regole del santo festival quindi dovrà essere messo alla gogna, ma ti prego caro autore disonesto, torna a trovarci domani che la ribalta non si nega a nessuno e cazzo quanto ci dispiace ma devi proprio andare fuori dalla gara che qui non siamo a perdere tempo con dei brani editi nella parrocchia del quartiere. ma già ti volevamo bene, potresti avere un futuro, magari iscriviti l'anno prossimo.
Ora però canta lui in persona ssshh proprio lui, che credevate che il reparto archeologia di mamma SIAE si perdesse ad inseguir farfalle. quindici minuti di ricerca della tonalità per lui, quindici(alla n) della celebrità che si è rubato con una sola canzone scritta, per parlare intonando coperto da una valanga di pianoforte che bravissimo il pianista ma quando canta questo.
Tra un "entra di qua" ed un colpetto che ancora non hai imparato a star sotto il riflettore e guardare in camera, tra un 'lo annuncio io' ma 'no questa era la mia battuta del momento', lo show procede inesorabile lungo le sue 4 ore. Ed i due pietosi sul palco lo fanno notare, abbiamo un'età qui, come voi in sala e voi a casa tutti, mica si può continuare la televisione fino oltre le 23...quasi sbadigliano, gli duole moltissimo dover presentare le nuove proposte che nuove è una parola davvero blasonata nella modernità.
i così chiamati BIG si susseguono tronfi delle loro cover, stasera che sera, rifiorisce ad libitum la musica leggera italiana. sono tutti ma proprio tutti accompagnati da ospiti ancora più BIG che non è mai abbastanza. allora l'ex cantante di un ex-gruppo spunta insieme ad un attore ed una modella che suonano rispettivamente batteria e basso il che ci porta alla conclusione che la musica è proprio per cani e porci. infatti un altro attore attempato e visibilmente ubriaco fa da spalla ad una specie di muppet con un flanger in bocca, sbagliando totalmente il brano ma il bello della diretta e Sanremo è Sanremo, poi è la volta di un big meno big insieme ad uno che mascherato si propone come un big di altro settore, quello alternativo quindi ora spopolerò anche nel mainstream e per farvi vedere quanto valgo invito a suonare la batteria uno che famoso e famigerato lo è davvero, però qui fa la figura del cane pastore senza gregge.
Ospiti internazionali quindi, che sollievo. peccato che a medioman e valletta non siano stati pagati sufficienti rimborsi per imparare un pò di lingua straniera -che mica nella vita uno si può ammazzare di lavoro senza motivo- e allora ciao grazie grande abbiamo qui con noi tommy lì come stai ti piace l'Italia e la pizza e per finire, si deve passare alla fase ultima, prima delle ATTESISSIME premiazioni.
L'ospite viene presentato leggendo le ultime righe dell'ultima cartelletta, stanchi che solo dopo 8 ore in miniera ci si sente così stanchi - ma guarda se questa esibizione la si può passare dopo la mezzanotte meledetti autori- e quindi ecco finalmente gli unici 12 minuti di vera musica (probabilmente) dell'intera manifestazione.altro ospite internazionale ma è il momento di andare avanti, il tuo bisnonno aveva origini italiane quindi tu parlerai benissimo italiano, cosa ti piace, hai girato per la città, il tuo nuovo singolo lo presentavi qui stasera e grazie della presenza e la pizza si è buonissima e le donne beh le italiane sono insuperabili e vabbè adesso però accomodati che dobbiamo andare a casa.
Signori e signore, ecco il vincitore. con un sottinteso "abbiamo-dovuto-sdoganare-stocazzo-di-RAP" ecco a voi il ragazzetto bravo bravo che viene dalla terra dei fuochi che però lui mica spara lui si esprime col rap e a forza di parole in rima è arrivato al cuore della gente, che bravo che è e che bel business è il rap ma quanto ci farà mangiare già sto contando il contante.
Hanno passato la dogana le canne, i tatuaggi, le creste i piercing non vedo perché non il rap. figli e pronipoti di mtv che passano per la rai in elegante scivolata quasi che non ve ne accorgete. uscendo dal teatro in preda a convulsioni da sbadiglio, le persone accalcate a caccia di celebrità riescono a confondervi con attori o cantanti a caso mentre voi starete pensando a dove/cosa mangiare e quanto il parcheggio esclusivo custodito del teatro avrà prosciugato la vostra carta di credito.
Vi ritroverete in strada a pensare a quanto rimpiangete il Festivalbar.
Compasso

Il teatro Ariston di Sanremo, credo come tutti i teatri visti in tv o gli studi televisivi stessi, è davvero piccolo e vecchio.Si, vecchio, non vintage o antico. Le locandine appese, le bacheche dorate di alluminio, i pavimenti ed i bagni, le sedie come il bar o le insegne, tutto sa di bar-sport. Frequentato a questo punto solamente nella settimana del Santo festival, forse un paio di giorni di attività per il Premio Tenco (che alcuni rumors danno per prossimo alla chiusura), vanta un bestiario umano davvero notevole. Sarete a disagio anche se ultra-settantenni. Nella serata della semifinale dell'edizione 2014, di venerdì, questo bestiario a quanto pare si espande raggiungendo livelli estremi di velinismo, nota malattia della modernità che riduce le persone a mere sagome da scatto digitale e le spinge, nei casi incurabili, all'avvicinamento di celebrità vere o presunte, di modo che l'aura di queste possa trasmettersi o almeno il loro manager possa decidere di fare un'avance. Ma veniamo all'evento.
Fabio Fazio, per l'ennesima volta presentatore del festival, è personaggio stanco e poco carismatico. Le sue battute -sarà colpa degli autori- sono del livello dei film di Fabio Volo. nota bene: dei film di Volo. Un democristiano al fronte. Ma con un conto in banca accresciuto di €600.000 per sole 5 serate.
Lo spettacolo somiglia, anzi, è l'estensione di Fazio. Un po' come vedere un episodio del Bagaglino ma più lungo del solito. Battute a salve sulla politica, sul sociale, sulla crisi, nemmeno un accenno biografico o critico -critico!- su ospiti o cantanti in gara. La presenza del Mago Silvan e poi il cameo di Gino Paoli illustrano bene la ventata di novità che il festival ci porta. Il primo entra giustificando subito la sua lunga assenza dalla tv per via delle sue costanti turnè a Las Vegas dove va fortissimo, il secondo come già detto, è il fantasma di sé e come cantante beh..a ognuno i suoi pareri in proposito.
Così mentre si alternano esecuzioni di dubbio gusto (la versione di Nel blu dipinto di blu di Gualazzi con Bloody Beetroots e Tommy Lee dei Motley Crue è davvero imbarazzante, della versione di DeAndrè di un pezzo di DeAndrè vorrei evitare di parlare) apprendiamo al volo e decontestualizzata la notizia della morte per incidente di F. Di Giacomo cantante del Banco Del Mutuo Soccorso. Decontestualizzata perché appena accennata e priva di sentimenti o risonanza sulla serata. Ma si sa, quelli del progressive non contano. Viva la musica leggera.
E la comicità innocua della prima serata. La Littizzetto è, assecondando il tenore del festival, innocua e meno simpatica del solito. Sarà che l'abbiamo sopportata sempre in pillole ed ora invece…
Viene poi la volta dello scandalo-momento. Riccardo Sinigallia squalificato perché qualcuno avrebbe segnalato l'avvenuta esecuzione del pezzo un anno prima del Sanremo. Trattandosi di una rassegna di inediti, la cosa risulta inaccettabile e le regole sono regole. Peccato.
Quattro ore sono lunghe, come questo articolo direte, ma ci tengo a delineare bene il tutto affinché possiate correre a prenotare il biglietto per la prossima edizione. E poi se siete arrivati fino a qui è che, in fondo, Sanremo oppure il gossip, vi stuzzica.
In questo tempo lunghissimo gli stessi presentatori più volte ripetono che sono stanchi e che preferirebbero essere a casa con i loro cagnetti. Ripetiamo, €600.000 Fazio, €370.000 Littizzetto per le 5 serate, euro più euro meno.
I big con le loro versioni di pezzi famosi vanno dal cantante de Le Vibrazioni con Scamarcio alla batteria a Giusy Ferreri con Alessandro Haber (!) passando per Antonella Ruggiero con Digiensemble Berlin e Frankie HiNrg con Fiorella Mannoia. In tutto questo la giuria di qualità presidiata dal regista Virzì e composta da personaggi più o meno legati alla musica si prepara a votare giudicando soprattutto le nuove proposte di cui abbiamo i quattro finalisti con codice 1 2 3 4 se volete mandate un sms al costo di solo €1,02 astenersi minorenni.
Si esibiscono Zibba, scuola genovese, Diodato, cantautore malinconico, TheNiro penalizzato anche da un audio pessimo nella sua esibizione indie, Rocco Hunt, baby rapper napoletano.
Prima del finale al cardiopalma, viene pigramente invitato ad esibirsi Paolo Nutini, che effettivamente tra una Caruso intonata con pronuncia dubbia ma grande voce, Candy altro suo classico e Scream per lanciare il nuovo album, si pone una spanna più in alto di tutta la qualità finora sciorinata liberamente. Bene il sound, bene i brani, bene lui.
Ma come per tutti gli ospiti non italofoni, viene incalzato da domande ed osservazioni in italiano proprio perché a noi, di assumere gente che sappia anche un minimo di inglese, non va giù. Prima che lo chiediate, il cache dell'interprete è stato assorbito dalla parcella dei presentatori e probabilmente investito per le mirabolanti imprese di Silvan.
Il resto è già storia antica. Rocco Hunt ha vinto, perché in qualche modo qualcuno doveva pur istituzionalizzare questo benedetto rap, e farlo passare attraverso Sanremo poteva e doveva essere la mossa giusta. Se poi questo passe-partout è anche del sud, povero sud, sofferente sud senza lavoro, violento ma di cuore allora…il quadro è perfetto. Tutti uniti, almeno per Sanremo ed i Mondiali di calcio. Che tenerezza.

Vi dirò com' è andata.
Mentre capite che un grandangolo può suggerire alla mente un esploso enorme rispetto al misero teatro che avete davanti, vi rendete contemporaneamente conto del fatto che anche questo spettacolo sarà una enorme bolla televisiva. Una voce fuori ha già iniziato a ripetere "signori solo altri due minuti signori prego seduti" troppe volte, il volteggio degli abiti estremi - a volte terribili a volte solo naive, e l'invasione delle tette puntute ingioiellate truccate, come negli anni gloriosi in cui -forse- questo Ariston aveva una gloria.
Teste mature su corpi non loro, urlano oppure scattano, immagine immagine immagine "forse meglio se mi metto che dietro si legge POLTRONISSIME".
Eccolo, minuto, il direttore del circo. applaudono il suo medio saluto, i suoi medi auguri, le sue medie didascaliche osservazioni. cronaca di una morte annunciata.
Noioso, perbenista, lento, retorico, ti seguono i degenti d'ospedale cercando di capire se vali un vello come quello che ti è stato pagato.
Siete ora privi di qualsiasi riferimento. il varietà offre un menù da Domenica In condensato in meno ore, è stato decongelato un mago illusionista dicono, poi canta qualcuno ah si è il figlio noiosissimo di un padre noiosissimo che ha scritto una litanìa che la dovete riascoltare perchè la scuola genovese e mia madre si innamorò ed io ve la rifaccio che se commuovo vinco.
Fiumi di parole incrociate, la scaletta viaggia serrata e una donna in galleria urla "300 euro per non vedere nienteeeeeee" e dal palco una risposta a caso. non preoccupatevi. avete già sentito che i tentati suicidi sono stati passati durante la serata d'apertura. avete evitato con questa furbata della semifinale anche l'ospite politico. sapete già che questo spettacolo si fa carico morale della situazione in cui verte il paese intero e lo si vede benissimo dalla mancanza di fiori nella scenografia. avete appreso in 1,274 secondi che un cantante di un gruppo degli anni '70 è scomparso pochi istanti prima in un incidente stradale ma adesso pubblicità.
La valletta è meno bella di quelle oche strapagate che non sanno parlare questa si che fa ridere mentre decide da dove entrare e cambia d'abito e sviluppa le gag che porco mondo come fa ridere. Avrete anche il momento dello scandalo, sacrilegio un cantautore tra i big ha infranto le regole del santo festival quindi dovrà essere messo alla gogna, ma ti prego caro autore disonesto, torna a trovarci domani che la ribalta non si nega a nessuno e cazzo quanto ci dispiace ma devi proprio andare fuori dalla gara che qui non siamo a perdere tempo con dei brani editi nella parrocchia del quartiere. ma già ti volevamo bene, potresti avere un futuro, magari iscriviti l'anno prossimo.
Ora però canta lui in persona ssshh proprio lui, che credevate che il reparto archeologia di mamma SIAE si perdesse ad inseguir farfalle. quindici minuti di ricerca della tonalità per lui, quindici(alla n) della celebrità che si è rubato con una sola canzone scritta, per parlare intonando coperto da una valanga di pianoforte che bravissimo il pianista ma quando canta questo.
Tra un "entra di qua" ed un colpetto che ancora non hai imparato a star sotto il riflettore e guardare in camera, tra un 'lo annuncio io' ma 'no questa era la mia battuta del momento', lo show procede inesorabile lungo le sue 4 ore. Ed i due pietosi sul palco lo fanno notare, abbiamo un'età qui, come voi in sala e voi a casa tutti, mica si può continuare la televisione fino oltre le 23...quasi sbadigliano, gli duole moltissimo dover presentare le nuove proposte che nuove è una parola davvero blasonata nella modernità.
i così chiamati BIG si susseguono tronfi delle loro cover, stasera che sera, rifiorisce ad libitum la musica leggera italiana. sono tutti ma proprio tutti accompagnati da ospiti ancora più BIG che non è mai abbastanza. allora l'ex cantante di un ex-gruppo spunta insieme ad un attore ed una modella che suonano rispettivamente batteria e basso il che ci porta alla conclusione che la musica è proprio per cani e porci. infatti un altro attore attempato e visibilmente ubriaco fa da spalla ad una specie di muppet con un flanger in bocca, sbagliando totalmente il brano ma il bello della diretta e Sanremo è Sanremo, poi è la volta di un big meno big insieme ad uno che mascherato si propone come un big di altro settore, quello alternativo quindi ora spopolerò anche nel mainstream e per farvi vedere quanto valgo invito a suonare la batteria uno che famoso e famigerato lo è davvero, però qui fa la figura del cane pastore senza gregge.
Ospiti internazionali quindi, che sollievo. peccato che a medioman e valletta non siano stati pagati sufficienti rimborsi per imparare un pò di lingua straniera -che mica nella vita uno si può ammazzare di lavoro senza motivo- e allora ciao grazie grande abbiamo qui con noi tommy lì come stai ti piace l'Italia e la pizza e per finire, si deve passare alla fase ultima, prima delle ATTESISSIME premiazioni.
L'ospite viene presentato leggendo le ultime righe dell'ultima cartelletta, stanchi che solo dopo 8 ore in miniera ci si sente così stanchi - ma guarda se questa esibizione la si può passare dopo la mezzanotte meledetti autori- e quindi ecco finalmente gli unici 12 minuti di vera musica (probabilmente) dell'intera manifestazione.altro ospite internazionale ma è il momento di andare avanti, il tuo bisnonno aveva origini italiane quindi tu parlerai benissimo italiano, cosa ti piace, hai girato per la città, il tuo nuovo singolo lo presentavi qui stasera e grazie della presenza e la pizza si è buonissima e le donne beh le italiane sono insuperabili e vabbè adesso però accomodati che dobbiamo andare a casa.
Signori e signore, ecco il vincitore. con un sottinteso "abbiamo-dovuto-sdoganare-stocazzo-di-RAP" ecco a voi il ragazzetto bravo bravo che viene dalla terra dei fuochi che però lui mica spara lui si esprime col rap e a forza di parole in rima è arrivato al cuore della gente, che bravo che è e che bel business è il rap ma quanto ci farà mangiare già sto contando il contante.
Hanno passato la dogana le canne, i tatuaggi, le creste i piercing non vedo perché non il rap. figli e pronipoti di mtv che passano per la rai in elegante scivolata quasi che non ve ne accorgete. uscendo dal teatro in preda a convulsioni da sbadiglio, le persone accalcate a caccia di celebrità riescono a confondervi con attori o cantanti a caso mentre voi starete pensando a dove/cosa mangiare e quanto il parcheggio esclusivo custodito del teatro avrà prosciugato la vostra carta di credito.
Vi ritroverete in strada a pensare a quanto rimpiangete il Festivalbar.
Compasso

Il teatro Ariston di Sanremo, credo come tutti i teatri visti in tv o gli studi televisivi stessi, è davvero piccolo e vecchio.Si, vecchio, non vintage o antico. Le locandine appese, le bacheche dorate di alluminio, i pavimenti ed i bagni, le sedie come il bar o le insegne, tutto sa di bar-sport. Frequentato a questo punto solamente nella settimana del Santo festival, forse un paio di giorni di attività per il Premio Tenco (che alcuni rumors danno per prossimo alla chiusura), vanta un bestiario umano davvero notevole. Sarete a disagio anche se ultra-settantenni. Nella serata della semifinale dell'edizione 2014, di venerdì, questo bestiario a quanto pare si espande raggiungendo livelli estremi di velinismo, nota malattia della modernità che riduce le persone a mere sagome da scatto digitale e le spinge, nei casi incurabili, all'avvicinamento di celebrità vere o presunte, di modo che l'aura di queste possa trasmettersi o almeno il loro manager possa decidere di fare un'avance. Ma veniamo all'evento.
Fabio Fazio, per l'ennesima volta presentatore del festival, è personaggio stanco e poco carismatico. Le sue battute -sarà colpa degli autori- sono del livello dei film di Fabio Volo. nota bene: dei film di Volo. Un democristiano al fronte. Ma con un conto in banca accresciuto di €600.000 per sole 5 serate.
Lo spettacolo somiglia, anzi, è l'estensione di Fazio. Un po' come vedere un episodio del Bagaglino ma più lungo del solito. Battute a salve sulla politica, sul sociale, sulla crisi, nemmeno un accenno biografico o critico -critico!- su ospiti o cantanti in gara. La presenza del Mago Silvan e poi il cameo di Gino Paoli illustrano bene la ventata di novità che il festival ci porta. Il primo entra giustificando subito la sua lunga assenza dalla tv per via delle sue costanti turnè a Las Vegas dove va fortissimo, il secondo come già detto, è il fantasma di sé e come cantante beh..a ognuno i suoi pareri in proposito.
Così mentre si alternano esecuzioni di dubbio gusto (la versione di Nel blu dipinto di blu di Gualazzi con Bloody Beetroots e Tommy Lee dei Motley Crue è davvero imbarazzante, della versione di DeAndrè di un pezzo di DeAndrè vorrei evitare di parlare) apprendiamo al volo e decontestualizzata la notizia della morte per incidente di F. Di Giacomo cantante del Banco Del Mutuo Soccorso. Decontestualizzata perché appena accennata e priva di sentimenti o risonanza sulla serata. Ma si sa, quelli del progressive non contano. Viva la musica leggera.
E la comicità innocua della prima serata. La Littizzetto è, assecondando il tenore del festival, innocua e meno simpatica del solito. Sarà che l'abbiamo sopportata sempre in pillole ed ora invece…
Viene poi la volta dello scandalo-momento. Riccardo Sinigallia squalificato perché qualcuno avrebbe segnalato l'avvenuta esecuzione del pezzo un anno prima del Sanremo. Trattandosi di una rassegna di inediti, la cosa risulta inaccettabile e le regole sono regole. Peccato.
Quattro ore sono lunghe, come questo articolo direte, ma ci tengo a delineare bene il tutto affinché possiate correre a prenotare il biglietto per la prossima edizione. E poi se siete arrivati fino a qui è che, in fondo, Sanremo oppure il gossip, vi stuzzica.
In questo tempo lunghissimo gli stessi presentatori più volte ripetono che sono stanchi e che preferirebbero essere a casa con i loro cagnetti. Ripetiamo, €600.000 Fazio, €370.000 Littizzetto per le 5 serate, euro più euro meno.
I big con le loro versioni di pezzi famosi vanno dal cantante de Le Vibrazioni con Scamarcio alla batteria a Giusy Ferreri con Alessandro Haber (!) passando per Antonella Ruggiero con Digiensemble Berlin e Frankie HiNrg con Fiorella Mannoia. In tutto questo la giuria di qualità presidiata dal regista Virzì e composta da personaggi più o meno legati alla musica si prepara a votare giudicando soprattutto le nuove proposte di cui abbiamo i quattro finalisti con codice 1 2 3 4 se volete mandate un sms al costo di solo €1,02 astenersi minorenni.
Si esibiscono Zibba, scuola genovese, Diodato, cantautore malinconico, TheNiro penalizzato anche da un audio pessimo nella sua esibizione indie, Rocco Hunt, baby rapper napoletano.
Prima del finale al cardiopalma, viene pigramente invitato ad esibirsi Paolo Nutini, che effettivamente tra una Caruso intonata con pronuncia dubbia ma grande voce, Candy altro suo classico e Scream per lanciare il nuovo album, si pone una spanna più in alto di tutta la qualità finora sciorinata liberamente. Bene il sound, bene i brani, bene lui.
Ma come per tutti gli ospiti non italofoni, viene incalzato da domande ed osservazioni in italiano proprio perché a noi, di assumere gente che sappia anche un minimo di inglese, non va giù. Prima che lo chiediate, il cache dell'interprete è stato assorbito dalla parcella dei presentatori e probabilmente investito per le mirabolanti imprese di Silvan.
Il resto è già storia antica. Rocco Hunt ha vinto, perché in qualche modo qualcuno doveva pur istituzionalizzare questo benedetto rap, e farlo passare attraverso Sanremo poteva e doveva essere la mossa giusta. Se poi questo passe-partout è anche del sud, povero sud, sofferente sud senza lavoro, violento ma di cuore allora…il quadro è perfetto. Tutti uniti, almeno per Sanremo ed i Mondiali di calcio. Che tenerezza.
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mercoledì, dicembre 01, 2010
addio,Pompei.
sottofondo: silenzio.

Pompei, crollano altri pezzi degli scavi
...come se anche l'ultimo baluardo, la cultura dell'Italia gloriosa stesse abbandonando il paese.per vergogna forse,per stanchezza,magari per disprezzo.
quando anche l'ultima tessera di mosaico si sarà persa e il poco colore sbiadito,sarà allora che annuseremo la fine.in ritardo,come sempre.svogliatamente, come sempre.
Pompei, crollano altri pezzi degli scavi
...come se anche l'ultimo baluardo, la cultura dell'Italia gloriosa stesse abbandonando il paese.per vergogna forse,per stanchezza,magari per disprezzo.
quando anche l'ultima tessera di mosaico si sarà persa e il poco colore sbiadito,sarà allora che annuseremo la fine.in ritardo,come sempre.svogliatamente, come sempre.
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